Gli scenari del 2013 de Lo Spazio della Politica

Sono molto fiero di leggere l’E-book Scenari 2013 pubblicato da Lo Spazio della Politica dove ho avuto l’opportunità di contribuire con un pezzo sugli scenari Europei scritto a quattro mani con Matteo Minchio.

Preso dalla prefazione

La classifica dei pensatori globali, ogni novembre, è per Lo Spazio della Politica l’occasione di caratterizzare con alcune figure gli eventi e le tendenze principali dell’anno che va concludendosi. A quest’appuntamento affianchiamo, dall’anno scorso, la pubblicazione degli scenari, tra gennaio e febbraio, in modo da fornire un’anteprima sulle questioni principali di cui ci occuperemo durante l’anno. Da quest’anno, abbiamo deciso di raccogliere lo sforzo di “intelligenza collettiva” degli scenari in una pubblicazione.

Seguendo un’antica abitudine della formazione politica, cominceremo dal contesto internazionale, per poi presentare gli scenari relativi all’Europa (il nostro “spazio politico” anche in termini di gruppo) e giungere infine alle questioni. La nostra pubblicazione comincia con un’intervista esclusiva a Calestous Juma, che è professore di Practice of International Development e direttore del Science, Technology, and Globalization Project presso la Harvard Kennedy School of Government, oltre a essere un vero “Twitter think tank” (per capire a cosa ci riferiamo, seguite il suo account @Calestous). A lui va il nostro più sentito ringraziamento. A parte l’intervista a Juma, gli altri testi sono stati pubblicati su Lo Spazio della Politica tra gennaio e febbraio, secondo le date indicate.

Concludiamo con due osservazioni. In primo luogo, tra gli scenari del 2013 non è presente lo sport. Difatti, come è avvenuto per la classifica dei pensatori globali, questo tema nella ricerca di Moris Gasparri all’interno de Lo Spazio della Politica ha assunto un’importanza tale da riservarvi una pubblicazione indipendente, che sarà disponibile a marzo e si concentrerà sul rapporto tra la geopolitica dello sport e le principali sfide del welfare e della salute.

In secondo luogo, alcuni dei temi trattati in sintesi in questi scenari avranno uno sviluppo successivo nell’attività de Lo Spazio della Politica durante l’anno, non solo nell’attività quotidiana di analisi e commento della realtà italiana e internazionale, ma in dossier più approfonditi. Pensiamo anzitutto al bilancio europeo, ai temi relativi alla manifattura e politiche industriali, alla riflessione sulla crisi della grande impresa pubblica o a partecipazione pubblica in Italia (non solo per ragioni di cronaca, partiremo da Finmeccanica).

Le Fiandre alle prove libere per l’autonomia

Bart De Wever, il leader del partito separatista fiammingo NV-A (Nuova Alleanza Fiamminga) è stato eletto nuovo sindaco di Anversa, la città a nord del Belgio ospitante il secondo porto più grande d’Europa, ed ha annunciato che cercherà di ottenere una maggiore autonomia per la ricca regione delle Fiandre. La NV-A ha fatto registrare vittorie in tutto il nord delle Fiandre ed ha collettivamente invitato il Primo Ministro francofono Elio di Rupo (di famiglia di origine italiana) a concedere più diritti di autogoverno alle regioni delle paese. De Wever ha oltretutto già annunciato che la sua campagna elettorale per le elezioni nazionali del 2014 si concentrerà sui presupposti della separazione.

De Wever è stato per anni in contrasto con il governo centrale Belga e la sua politica di sussidiarietà verso la regione francofona della Vallonia, economicamente molto debole e con un tasso di disoccupazione del 21% (contro il 7% delle Fiandre). Riferendosi ai socialisti Francofoni al governo il neo-sindaco di Anversa  ha dichiarato che “il governo centrale tassatore non è sostenuto dalla popolazione fiamminga”. “Vi incoraggio a lavorare insieme su una riforma che dia a fiamminghi e francofoni il governo che si meritano” ha riferito De Wever nel suo discorso post-vittoria.

Di Rupo ha immediatamente respinto la proposta, dicendo che non esiste un motivo sufficiente atto a cambiare la politica nazionale. “Queste sono le elezioni comunali. Ciascuno è libero di dichiarare ciò che vuole nell’euforia di una importante vittoria elettorale.”

Alle elezioni comunali sei anni fa, la NV-A era un partito nascente, con pochi voti accumulati lungo le Fiandre del nord, ma alle elezioni nazionali del 2010 era diventato il più grande partito della regione. Le elezioni di domenica hanno confermato questa ascesa.

Dopo le elezioni del 2010, De Wever fu la ragione principale per cui il Belgio esperí il record per il periodo più lungo di un paese senza governo (battendo persino il record dell’Iraq) con un’impressionante performance di 541 giorni. De Wever puntó insistentemente i piedi su ampie concessioni e maggiore autonomia economica delle Fiandre. In seguito al suo fallimento si ritrovó all’opposizione contro Di Rupo, uno strenuo difensore dello stato-nazione belga.

Le ultime elezioni sembrano anche aver determinato un punto di svolta per il partito estremista xenofobo Vlaams Belang (Interesse Fiammingo) che ammette, come dichiarato dal loro portavoce Gerolf Annemans, la migrazione elettorale dei loro elettori verso i più “moderati” del NV-A. Uno dei punti forti della strategia di De Wever è stata quella di occuparsi della questione dell’autonomia regionale ed allo stesso tempo disassociarsi dagli estremismi radicali. “Anversa è stata per due decadi la base europea della destra radicale. Quest’era finisce oggi e siamo pronti a dialogare con tutte le parti coinvolte”, ha detto il leader del NV-A.

Movimenti separatisti nell’Unione europea si stanno evolvendo esponenzialmente come conseguenza alla crisi economica. La Catalonia si lamenta veemente del suo contributo alle altreregioni spagnole più in difficoltà e la Scozia otterrà un referendum nel 2014 per cercare maggiore autonomia. Il principio del divide et impera predicato dal padre dell’Unione europea Jacques Delors mostra grossi segni di cedimento nel suo pilastro piu’ vitale: l’integrazione economica continentale.

Come si dice “indipendenza” in scozzese?

A version article was originally published in Lo Spazio dell Politica

Migliaia di persone hanno preso parte il 22 settembre ad una manifestazione pro-indipendenza nel centro di Edimburgo. All’ingresso dei giardini di Princes Street le folle armate di bandiere e di cartelloni con la scritta “yes” si sono preparate ad ascoltare il discorso della figura più importante dell’indipendentismo scozzese moderno, il leader del Scottish National Party (SNP) Alex Salmond, colui che nelle elezioni del 2007 arrivò per la prima volta a portare gli indipendentisti alla maggioranza nel parlamento scozzese.

Mentre queste manifestazioni continueranno fino al referendum del 2014, quali sono le chances reali di un’indipendenza Scozzese?

La mattina del lancio della campagna del “Yes” all’indipendenza lo scorso maggio, il Vice Primo Ministro Scozzese Nicola Sturgeon scelse con cura le parole dell’ intervista radiofonica seguente all’evento: “Non si tratta di rottura, non si tratta di una separazione. Siamo in grado di continuare a condividere alcune cose negli ambiti in cui avrebbe senso”.

Perché allora perdere tempo con l’indipendenza e che impatto avrebbe il modello proposto dal SNP basato sulla condivisione?

La decisione di non parlare dell’elefante nella stanza è data da un paese calcolo politico. Un sondaggio ha rilevato che nonostante il SNP sia il partito di maggioranzan solo un terzo della Scozia in realtà vuole l’indipendenza. Ergo, la leadership del partito non può permettersi di spaventare gli elettori moderati.

Ciononostante, il SNP ricorda che esistono diversi modelli di stati indipendenti ma inter-dipendenti. Ad esempio, i membri della eurozona sono certamente indipendenti, ma sono allo stesso modo inter-dipendenti attraverso l’unione monetaria. Il SNP vuole ottenere una sorte di relazione simile con il Regno Unito basato su indipendenza fiscale, ma con una sterlina unica e condivisa.

Le zone calde

Essendo un governo decentrato, Holyrood (il parlamento scozzese aperto nel 1997) già detiene il controllo in materia di istruzione, sanità, giustizia e trasporti. Ad esempio, molti di questi settori non richiederebbero molta “condivisione” post-indipendenza. Inoltre, il SNP è già stato in grado di sviluppare politiche su questi temi. Sono il realtà le aree riservate (reserved areas) della difesa, degli affari esteri, della politica macroeconomica e degli aiuti all’estero (settori ancora controllati da Westminster e conodivisi con la Gran Bretagna) che dipingono un futuro più incerto.

Difesa

Da quando il segretario alla difesa Philip Hammond chiamò la  politica di difesa del SNP “risibile”, il partito si è sforzato di elaborare una strategia riguardante il modo in cui la difesa dovrebbe essere divisa. Attualmente circa 3.500 – 4.000 soldati britannici sono stanziati in Scozia attorno cinque basi principali ed il numero varia in base alle necessità. Il SNP propone una propria defence force, ma la sfida di dividere il personale militare attuale non è delle più semplici. Infatti si tratta dell’esercito “britannico” indipendentemente dallo stato in cui si trovi. Questioni più ampie riguardanti spese per la difesa si aprono quando si parla dei sottomarini nucleari Trident attualmente in acque scozzesi.

I critici dell’indipendenza sostengono che la Scozia non si potrebbe permettere di sostenere una sua propria industria militare e che ciò avrebbe implicazioni sulle spese alla sicurezza di tutto il Regno unito. D’altro canto, come sostiene Malcolm Chalmers, il direttore degli studi di politiche di difesa del Royal United Services Institute, sarebbe improbabile che, in vista del referendum, il SNP voglia abbandonare questa priorità più per motivi di principio che pecuniari.

Welfare

James Mitchell, docente di politica nazionalista alla Strathclyde University, dichiara che una recente ricerca ha dimostrato che il voto della gente per il decentramento nel 1997 riguardava la creazione di un meccanismo di protezione dello stato sociale che gli Scozzesi sentivano sotto l’attacco di Westminster.

Una delle conseguenze più palpabili derivanti da una maggiore autonomia sarebbe la capacità di spendere di più nel welfare. Il fondo corrente pro capite è attualmente tra il 9 e il 13 per cento più alto in Scozia che in Inghilterra, a seconda della misura utilizzata. Quel 9 per cento è pari a circa 1 miliardo di sterline in totale. David Bell, economista presso Stirling University, spiega come una cifra del genere dovrebbe essere ricavata tagliando altre voci nel budget  ed è per questo sembra che la conseguenza più probabile sarebbe una forte riduzione delle spese militari  dopo l’indipendenza.

Risorse energetiche

Una dettagliata ricerca relativa al mercato di petrolio e gas del Regno unito evidenzia come le acque Scozzesi siano state la fonte del 91.1 % dei ricavi provenienti dal Mare del Nord durante il 2008/2009. Questa stima deriva ampiamente dalle fluttuazioni dei prezzi del petrolio ma nel 2008/2009 i fondi garantiti da questa fonte ammontavano a circa 13 miliardi di euro, una cifra che contribuì ampiamente al surplus Scozzese di quel biennio.

Molti nazionalisti dicono che nonostante l’alta spesa pro capite, i ricavi del petrolio del Mare del Nord compenserebbero ampiamente la mancanza di spesa da parte di Londra, specialemente se Edimburgo fosse in grado di gestire la propria pressione fiscale. Ma dunque queste acque,  sarebbero considerate unicamente territorio Scozzese dopo l’indipendenza? La questione non è ancora stata trattata e sicuramente costituisce un nodo legale en più fermo di quello della gestione dell’eservcito in quanto tocca il punto caldissimo della sovranità nazionale.

How do you spell independence?

Ora che la campagna per il “sì” all’indipendenza entra nel vivo, le questioni senza risposta ricominceranno ad emergere. In un notorio discorso del 1999 Sean Connery (noto supporter del SNP) si augurava che il parlamento scozzese riflettesse “la vera voce della Scozia”. 13 Anni dopo rimane la domanda, chi è la vera Scozia?