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Disruptiveness matters

Ho avuto il piacere di fare due chiacchiere con Cinzia Boschiero sul lavoro svolto dal padiglione dell’Unione europea a Expo Milano e sulla posizione del Community Manager. Ringrazio Cinzia e vi invito alla lettura del pezzo

In questo nostro viaggio sul  giornalismo ai tempi dei social, non poteva mancare una puntata dedicata a uno degli eventi, anzi l’Evento, che più deve fare i conti con la comunicazione: e cioè Expo 2105.

E lo facciamo con un collega Marco Ricorda che al Padiglione Europeo  ha la responsabilità della comunicazione digitale. Allora Marco, spiegaci bene cosa fai ad Expo, e perché ti definisci  un “community manager”? Una parola impegnativa…

“Sì, una parola impegnativa. In quanto questo ruolo viene spesso confuso con altri ruoli, attinenti alla gestione dei social. Io invece come community manager del Padiglione Europeo,  in un ufficio proprio davanti all’Albero della vita a Palazzo Italia,  mi occupo di gestire la comunicazione digitale del nostro progetto…

Senti, ti interrompo un attimo e approfitto del tuo particolare osservatorio. Come sta andando Expo 2015?

“Benissimo, io sono impressionato da questo oceano di gente che vedo sempre dalla mattina alla sera. E’ una marea. Io mi aspettavo un flusso altalenante. Invece è un flusso  continuo e bellissimo con punte di 250 mila visitatori al giorno.  La parola che mi piace usare è: contagioso:  un flusso contagioso di gente. Soprattutto queste scolaresche  fantastiche, con bambini  anche delle scuole elementari, che apprezzano lo stare insieme. E poi gli educatori, i maestri, che a loro volta  rilanciano  il fattore educativo di questa esposizione”

Bene, tornando al tuo ruolo dicevi che ti occupi di gestire la comunicazione  digitale del Padiglione europeo.  E  che lo fai come Community manager.  Perché questo ruolo è così importante?

Perché ormai la comunicazione digitale non utilizza più i social  come mezzi di  trasmissione e  di informazioni già pubblicate, Non fa cioè broadcasting,  ma vuole creare e consolidare  una”comunità di utenti”.  Nel nostro caso una comunità interessata a ciò che l’Unione europea fa  a proposito dei temi di Expo, su tutto ciò  quindi che implica la nutrizione del pianeta”.

Ma com’è questo progetto?

“Il progetto ha una caratteristica particolare.  Mi spiego. Forse non tutti sanno che l’ Unione europea non ha un ufficio, un riferimento fisico.  C’è la Commissione Europea, il Parlamento e  il Consiglio europeo, ma non puoi telefonare all’Unione Europea. Noi siamo quindi il primo vero progetto comunicativo  interistituzionale. Siamo qualcosa di unico.  E solo la piattaforma che  fornisce Expo ci permette di parlare a nome di tutti. Dunque io gestisco le community di tutta l’Unione europea e non solo delle singole istituzioni…”

Okay. Banalizzando per i non addetti, tu a Expo  sei il raccordo  tra Unione europea  e tutti coloro che sono interessati alle sue iniziative sulla nutrizione del Pianeta. Va bene, ma prova a spiegarci come lavori. Se hai una notizia fresca che dal Padiglione Europeo  vuoi far arrivare a tutti, cosa fai?

“Beh,  in realtà il grosso del lavoro è già stato fatto. Arrivare a un avvenimento come Expo richiede un grande allenamento… Dunque sono diversi mesi che sto creando comunità, soprattutto con gli altri padiglioni dei paesi dell’Unione Europea, per creare canali di comunicazione rapidi.  Faccio un esempio: voglio far sapere  ai nostri utenti di una  visita ufficiale al nostro padiglione? Bene, ricevuta questa informazione,  la giro subito con i nostri  social alle comunità che abbiamo  già creato.   Ormai si è creata una attesa. Abbiamo 50mila fans su Facebook che sanno di cosa parliamo e si aspettano che questi contenuti vengano forniti  in tempo reale. Siamo anche molto forti su  Twitter dove naturalmente la comunicazione è più immediata, meno ricca di parole, ma l’effetto bilaterale è molto più potente. L’utente twitter si aspetta subito una risposta”

Ogni Social ha suo pubblico?

“Sì, certo, e il pubblico viene chiamato appunto comunità. Su Facebook è molto importante l’aspetto visivo. Un post su Facebook senza una bella foto non raggiunge  tutta la comunità.

Su twitter invece il flusso informativo deve essere più regolare, frequente, ma non deve essere uno spam. Dunque ti avvicini  a persone che sono abituate a ricevere un flusso costante di informazione,  ma a loro discrezione. Su Instagram l’elemento visivo è ancora più importante che su Facebook. Il testo è un complemento, ma l’essenza dell’immagine deve dire al visitatore cosa può aspettarsi da una  vista al nostro padiglione o da altre iniziative. Dunque ogni comunità ha metodi di comunicazione diversi e questo per noi è molto  importante da capire e da riutilizzare”

Bene, tante opportunità. Quali sono invece gli svantaggi lavorando sui social?

“In realtà, io ci trovo solo dei vantaggi. Gli elementi negativi sono così pochi che spesso vengono messi sotto il tappeto. Lo svantaggio maggiore  è soprattutto la scarsa controllabilità  dei social. Noi abbiamo una nostra  hashtag che però non ci difende da una eventuale valanga di twitter mirati a bloccare il tuo canale d’informazione. Qui siamo ancora vulnerabili, ma ci stiamo attrezzando rapidamente”.

Ultima cosa:  qui parliamo spesso di come i social stanno cambiando il giornalismo, tu che sei in prima linea cosa ne pensi?

Penso che tutti gli operatori dell’informazione devono adattarsi. Si andrà sempre più a digitalizzare a e velocizzare  la nostra informazione: e  soprattutto gli utenti saranno sempre più esigenti nel riceverla.  Una informazione  rapida, digitale e condivisibile in tempo reale. Questa è una esigenza  più del pubblico  che del fornitore di informazione, ma solo i fornitori che si adatteranno possono  sopravvivere al cambiamento.  La sfida è soprattutto a livello televisivo. Giornali on line e radio hanno fatto grandi passi avanti. Ma a livello televisivo si può fare di più integrando la dimensione social con quella televisiva per raccogliere in maniera  efficace il cosiddetto feed back. Molte televisioni sportive sono già  avanti, avendo anche la possibilità  di raccogliere le sollecitazioni di un  pubblico  molto passionale.

Per l’informazione  molto bravi sono anche i colleghi  di Al Jazeera  che  offrono un  ottimo esempio al riguardo: nell’integrazione cioè  tra social e tv.  Il riscontro  con l’utente è un tesoro per il giornalista e soprattutto  per il conduttore televisivo”.

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