Solo una Salso aperta, tollerante ed europea può risollevarsi

Fermatevi. Qualsiasi cosa stiate facendo fermatevi e fate un passo indietro. Poi un altro e poi un altro ancora. D’ovunque voi siate partiti adesso avrete una visione più ampia, più larga rispetto al punto di partenza. Ora soffermatevi su un dettaglio alla vostra destra o sinistra, che esso sia un passante, o un negozio o un albero. Quel dettaglio non l’avreste mai notato dalla vostra posizione di partenza.

Perché questo invito? Perché Salso nella sua attuale passività sia economica che sociale che intellettuale ha solo un’opzione: fare un passo indietro e realizzare di essere parte di un sistema che va ben oltre le colline della lucciola, il castello di Tabiano o Ponte Ghiara. Salso è una cellula di un sistema nazionale e europeo e la sua rilevanza in questo sistema è totalmente dipendente dalla volontà della sua cittadinanza. Volontà che al momento è spenta e preferisce ripararsi nella confortevole capanna dei “fattori esterni” che essi siano gli immigrati, i rifugiati o, ancora più paradossalmente, l’Unione europea.

Questi fattori mi preoccupano molto perché è proprio quando una società si rifugia e si chiude in se stessa che inevitabilmente muore sia demograficamente che mentalmente, e a questo io mi oppongo. Io non accetto che la MIA Salso si lasci andare alla bieca sterilità del razzismo verso chi scappa dalle guerre e dal bigottismo dell’antieuropeismo come bandiera da sventolare invece di prenderci le proprie responsabilità. Mi oppongo alle non-soluzioni proposte da partiti e “movimenti” atti a rendere la cittadinanza ancora più passiva piuttosto che invitarla al dialogo e al rimboccarsi le maniche.

Senza rendercene conto, Salso ha da oltre 100 anni un’impronta globale ed europea: Pensate all’impronta del liberty in tutto il paese. Pensate a come nella nostra geografia di periferia, fuori dalle linee di comunicazione della via Emilia, siamo riusciti a portare lo splendore delle terme, antica tradizione romana, nelle nostre colline. Pensate al Berzieri e a come fu il fiorentino Galileo Chini a portare l’architettura siamese, con le sue guglie e leoni, in un connubio di art déco su ispirazione della secessione viennese e di Gustav Klimt proprio nell’edificio che ci rappresenta maggiormente. Pensate al film “900” con Robert De Niro e Gerard Depardieu proprio girato dentro a queste terme.

La nostra cittadinanza costruita e circondata da bellezza è ora soffocata dalla facile retorica politica del nazionalismo e dei “movimenti” basati sul nulla. I discorsi che purtroppo ascolto contro i rifugiati che accogliamo, rappresentano un grave campanello d’allarme al quale reagire uniti. Sta a noi riattivare la cittadinanza culturalmente e socialmente. Un futuro positivo può essere basato solo su dialogo e unioni, non sul razzismo e sulle divisioni fini a sé stesse.

Contemporaneamente dall’aspettarci l’integrazione da parte dei nostri nuovi cittadini, è soprattutto Salso che deve integrarsi nel mondo. Un mondo dove i confini politici non hanno più significato, un mondo con una società fluida, mobile e costantemente connessa sia digitalmente che umanamente. Creiamo una Salso europea. Ricreiamo quella società che ha attratto per oltre un secolo persone da ogni dove presso di noi. Riprendiamo l’attività culturale e rendiamo la nostra società attiva. Siamo curiosi delle origini e storie dei nostri nuovi concittadini e allarghiamo i nostri orizzonti.

L’economia in una società vibrante, tollerante e aperta non può fare altro che migliorare e prosperare. La Brexit e Trump ci insegnano appunto come le divisioni sociali causano soprattutto economico prima che sociale. Prendiamone esempio nel nostro piccolo. Vedendo l’irrefrenabile ritmo dei negozi che chiudono uno dopo l’altro, le luci spente in centro il sabato sera e i campetti da calcetto in disuso, abbiamo bisogno ora più che mai di un’infinita e nuova visione sull’Europa e sul mondo, invece che di piegarci a rendere le nostre colline le recinzioni del nostro spirito e dei nostri occhi. Una Salso europea e globale, cosmopolita e aperta. Un proposito serio e possibile per l’anno che verrà

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