noc2Vivendo all’estero da anni, mi sorprendo sempre più da quanto noi italiani amiamo il contante. A Bruxelles, come a Londra, Parigi ed Amsterdam anche il caffè da 1.50€ si paga con la carta, ma in Italia, e nel resto del sud d’Europa, questa pratica rimane ancora limitata. Ciononostante, recenti sondaggi dimostrano un cambiamento di trend.
Maggiore flessibilità dei pagamenti, contrasto all’economia sommersa e all’evasione fiscale: sono questi alcuni dei vantaggi delle carte di credito e affini, ma occorre prestare sempre grande attenzione.

In Italia il contante è sempre il mezzo di pagamento più amato. Secondo i dati della Banca Centrale Europea, l’Italia è il paese con il più basso utilizzo di moneta elettronica: il 77% delle transazioni superiori ai 100 euro viene effettuato in contanti. Ma questo uso del contante, in termini di possibile elusione fiscale, ha un costo sociale, secondo i dati forniti dalla Banca d’Italia, di circa 10 miliardi di euro annui.

Invece l’utilizzo delle carte di pagamento sarebbe molto vantaggioso per ciascuno di noi e per il sistema economico in generale: maggiore flessibilità dei pagamenti (comprare da casa il biglietto aereo o ferroviario), contrasto all’economia sommersa e all’evasione fiscale.

Gli effetti (benefici) per il sistema-Paese sarebbero immediati. Soprattutto perché consentirebbero di combattere con forza l’evasione fiscale (un mostro da 200 miliardi di euro all’anno sottratti alle casse pubbliche, ma la stima è per difetto). Fino ad ora la sensazione è che ci fosse anche un ritardo culturale all’effettivo (e definitivo) utilizzo della moneta elettronica. In altri Paesi avanzati carte di credito/debito e prepagate sono realtà da un bel po’ e limitano al minimo l’uso del contante. Qui da noi?

Cosa dicono i sondaggi? In realtà il sentiment del Paese sembra pian piano sintonizzarsi sull’onda della moneta elettronica tipica dei paesi anglosassoni (trovare un esercente sprovvisto di Pos in Gran Bretagna e Stati Uniti è effettivamente complicato, provateci, resterete sorpresi). Ma anche da noi il consumatore medio sembra stia progressivamente interiorizzando il pagamento elettronico, anzi stia decollando persino il payment attraverso i dispositivi mobili, per i quali l’Italia gode da anni un invidiabile (?) primato per cellulare/smartphone acquistati in rapporto alla popolazione complessiva. Ora uno studio Sia commissionato a Ispo, l’istituto di sondaggi guidato da Renato Mannheimer, contabilizza questa voglia di moneta elettronica registrando una parziale resistenza soltanto da parte del 21% degli italiani, tendenzialmente pensionati/casalinghe, ultra 64enni e con basso titolo di studio, affezionati ancora al contante.

Ormai due italiani su tre utilizzano con frequenza carte di credito e pre-pagate, anzi questa percentuale aumenterebbe – affermano gli intervistati – se tutti gli esercenti fossero dotati di terminale Pos. La traduzione che se ne ricava è quella suffragata dal sondaggio che parla di «una necessaria estensione della rete di accettazione», motivata anche da una nuova generazione (i giovani compresi tra i 18 e i 24 anni) che ha una fortissima «voglia di innovazione». Dice Massimo Arrighetti, amministratore delegato Sia, che «il futuro è rappresentato dai pagamenti con dispositivi cellulari che si sommano e integrano le carte di credito». Il corollario dovrebbe tradursi in un abbattimento dell’evasione fiscale. Che siano le nuove generazioni e la tecnologia a vincere questo malcostume?

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