How populists trigger “visceral” reactions – A lesson a the IHECS Academy

Whenever your marketing arguments are finished, wheneveryour strategy is perfect but still something doesn’t work, it’s time to go back to the basis. Understanding how nationalists and populists movements communicate in order to trigger “visceral” reactions into people, should be the basis for centrist parties to counterattack. Understanding the psycology and evolution of the human brain is the foundation of this approach. It was great to lecture passionate students at IHECS Academy and exchange with these talented communication enthusiasts good practices, challenges and hopes for Europe.

La speranza per l’Italia è rappresentata da tre parole: «collaborazione, senso di unità, valori comuni».

Questa intervista è stata pubblicata su The Italians

Per l’intervista di questo mese abbiamo deciso di lasciare da parte le domande scritte.

Niente email, niente categorie predefinite, ma solo un ampio spazio per riflettere e per dibattere su ciò che è diventata e sta diventando l’Italia. Questa volta non potevamo prescindere dalla politica, sia perché ormai manca un mese e qualche manciata di giorni alle elezioni del 4 marzo, sia perché il nostro Italians è un professionista della comunicazione con quasi 10 anni di esperienza nel settore, fortemente incentrato – tra le altre cose – sulla politica globale.

Marco Ricorda, 32 anni originario di Salsomaggiore (Parma), è il capo dei social media per il gruppo ALDE al Parlamento europeo, alleanza che riunisce i partiti liberal democratici in Europa. Il suo nome è stato inserito tra i primi 40 influencer UE nel 2017 ed è un mentore di Politico EU Studies Fair. Inoltre, Marco è anche social media manager di Guy Verhofstadt, primo ministro belga per 9 anni e dal 2009 alla guida dell’ALDE.

Sono quasi le otto di sera di un venerdì qualsiasi, sia a Bruxelles che in Italia, quando finalmente riesco a sentire la voce di Marco. Una chiamata whatsapp che abbiamo rimandato per giorni, complici la stanchezza e i normali (ma tanti) impegni quotidiani. «Ho una vita molto frenetica, gestisco tutti i contenuti che vengono veicolati dai media – racconta Marco Ricorda – qui si lavora tutti i giorni ma in maniera più intelligente rispetto all’Italia: se c’è tanto lavoro si rimane fino a tardi, altrimenti si va a casa».

Il curriculum di Marco è pieno di voci: social media manager al Joint Research Center della Commissione Europea; digital strategist per l’Unione Europea a Expo Milano 2015; social media analyst per la Commissione Europea e press officer / community manager per Bruegel, il think tank di Bruxelles per politica economica internazionale. Non abbiamo ancora finito: è stato anche analista insight per Lo Spazio della Politica, un think tank italiano che lavora nel campo degli affari internazionali.

Come ha fatto, vi chiederete voi. Me lo sono chiesta anche io, naturalmente. Marco mi ha risposto che lavorare per l’Unione Europea è sempre stato parte di un progetto ben preciso, e che ha fatto «tutto quello che era necessario» per realizzare questo sogno. «Già quando avevo 15-16 anni sapevo di voler lavorare per questa organizzazione che gestisce i conflitti tra stati. Mio nonno ha fatto 7 anni di guerra in Albania: più sentivo le sue storie, più sentivo la vocazione europea».

Dopo essersi laureato a Forlì in Scienze internazionali e diplomatiche, con un anno di Erasmus ad Anversa, Marco si è trasferito a Maastricht per completare gli studi: «Era il 2010, un periodo difficilissimo, c’era la crisi e nessuno assumeva. Ho pensato fosse il momento giusto per spostarmi ancora, per andare a Bruxelles. Da Maastricht ho trovato un’opportunità a Bruegel: ho capito subito l’importanza dei social media, la loro grande forza di comunicazione». Due anni e mezzo dopo, Marco è entrato in commissione, dove è rimasto per circa 5 anni: «Adesso sto lavorando per il vero partito europeo».

Una posizione privilegiata per seguire la campagna elettorale italiana. Anche se da lontano, Marco non ha dubbi: «La dicotomia destra-sinistra ormai è finita, serve una forza rivoluzionaria che spacchi questo sistema fatto di burocrazia soffocante, di perdita di coscienza civile, di raccomandazioni. Ci sono troppi partiti, troppe voci che non danno alcuna speranza all’Italia di rendersi attiva». E prosegue ancora: «Di tutti questi partiti italiani non ce n’è uno che vende un programma di positività. Tutti dicono non votate l’altro, nessuno dice votateci per questo».

Positività è una delle parole chiave di Marco, una di quella che ripete spesso. Un’altra è giovani, e qui il discorso non ammette pietismi: «I giovani sono spaccati dal debito, dall’immobilismo politico che non fa altro che peggiorare. Il loro potere d’acquisto è pari a zero».

Eppure, qualcosa su cui possiamo lavorare c’è: «Dobbiamo renderci conto che è tutto sulle nostre spalle, senza accampare scuse varie. Niente più piagnistei: non dobbiamo aspettarci che lo stato ci serva tutto sul piatto d’argento, dobbiamo essere una società che non si arrende. Ora siamo molto spenti».

In ambito lavorativo, la speranza per l’Italia è rappresentata da tre parole: «Collaborazione, senso di unità, valori comuni». Marco li elenca senza pensarci due volte.

Ci sono poi dei settori che vanno implementati: «C’è da lavorare sulla digitalizzazione, altrimenti non possiamo avere flessibilità mentale. Esiste ancora questa pressione psicologica nel pensare che se uno non ha una certa età non può rivestire una determinata posizione. In Italia se sei un formatore cerchi di non formare il tuo assistente perché così il tuo ruolo rimane forte. Nelle società liberali è il contrario: vogliono che il team impari in fretta e che si cresca, cosicché anche il capo possa investire più su sé stesso e sulla propria formazione».

Un altro fil rouge tra giovani e lavoro è adattamento: «Basta dire mi sono laureato in questo e devo fare questo, bisogna saper inventare sé stessi e il proprio lavoro. La stabilità lavorativa è difficile da promettere, perché la società è cambiata, nel 2018 questo concetto non credo esista più. Ma è conseguenza necessaria dell’acceleramento tecnologico e della globalizzazione. Dobbiamo collaborare al fine di capire un mondo che cambia, dobbiamo essere pronti ad adeguarci, non piangere il passato».

Per Marco è come se esistesse una sorta di teoria per il successo, declinata tutta al “giovanile” (un modo di essere, più che un tempo verbale): «Niente scuse, analizzare i problemi e affrontarli senza paura dei fallimenti, che poi sono sempre necessari. Questa è una cosa che mi ha insegnato lo sport». Oltre che un comunicatore, la seconda vita di Marco Ricorda è tra la palestra e la cucina: è infatti un atleta competitivo e un appassionato di allenamento con i pesi e bodybuilding.

Mondi che non sono poi così lontani come sembrano: «Il bodybuilding mi ha insegnato tutto sulla comunicazione – spiega – competi per l’attenzione, vuoi che più persone possibili mettano quel pollice in su proprio sul tuo post, e quindi fai di tutto affinché accada. Diventa quasi un gioco e, quando arrivi a quel livello, non riesci più ad uscirne».

«Mi sento emiliano, italiano ed europeo allo stesso momento. E questo non crea alcun conflitto nella mia anima». Siamo quasi alla fine della nostra chiacchierata, tornare all’Unione Europea è come chiudere un cerchio. «Nel momento stesso in cui ci mettiamo alla ricerca di una nostra identità, è come se bloccassimo la società cosmopolita. Ribelliamoci a chi cerca di imporci questi pensieri». Ma c’è ancora qualche altro spunto di riflessione da battere a macchina, tasto dopo tasto: «L’UE deve smetterla di concentrarsi su un’unione economica e politica, deve diventare sempre più un’unione di valori e sentimenti condivisi. E attualmente non lo è».

E l’Italia? «Dobbiamo fare la nostra parte – conclude Marco – l’Italia deve cercare i propri valori, progressisti invece di conservatori, altrimenti ci riduciamo a piangere un passato insostenibile. Mettiamoci a tavolino, analizziamo le circostanze del presente e costruiamo un futuro migliore per questa società, non per i singoli individui».

Shaping attitudes on social media – Lessons learnt from the European Digital Advocacy Summit

It was great to talk at the European Digital Advocacy Summit in Brussels, organized impeccably by the Public Affairs Council. Data, digital ads, targeted content and apps have become vital parts of the European advocacy toolkit. This one-day summit was meant to help EU public affairs and communications professionals to stay up-to-date with trends and enhance their digital presence.

in particular I was invited to discuss how to “shape attitudes on social media” and bridge the gap between an online connection and a “real connection”. Probabbly one of my favourite topics of all.

With a changing Facebook algorithm and a continuous battle for attention on social networks, I’m often asked “how can we shape attitudes on social media.” More recently, at the European Digital Advocacy Summit I had to present my thoughts on the topic.

Let’s try not to make this the usual useless social media presentation where some highly paid communication consultants say buzzwords like “engagement”, “strategic” and “motivation”, gets an applause and then audience goes home and their like “what happened?” I already see too many in my business. Let’s keep our eyes on this very topic.

Shaping: to give a particular shape or form to, determine the nature of, have a great influence on, make (something) fit the form of something else.

Attitude: a settled way of thinking or feeling about something

There’s a number of ways to do that depending on who you’re talking to more than which format or channels or register:

  • One person separately. Typical of lobbying and public affairs. My advice is “forget about your goal” and focus on “yourself.” If you are in Public Affairs, firstly focus on the way people think about you. You are an ambassador of whatever your company or organization is trying to sell, represents and stands for. If they like you they will listen even if they disagree or dislike your cause. Show them you’re up to the task and use social media as a hook for human interactions. You might not still shape their attitude towards your business’ cause, but at least that door was open. If they don’t like as an ambassador, that chance is already closed from the start. Take the case with celebrity as “digital ambassadors” (or even just ambassadors per se): If people like the celebrity, they will like the cause.
  • A segment of society; The reptilian brain, controls the body’s vital functions such as heart rate, breathing, body temperature and balance. Our reptilian brainincludes the main structures found in a reptile’s brain: the brainstem and the cerebellum. This vital body part is hard wired to inputs of food (the need of assuming calories to provide energy for our body), sex (sexual impulse of attraction and primary nature of procreation) and danger (alert, perception of imminent threat). Hardly, I believe you can use food and sex in public affairs, politics and the likes. But what about fear?  Watch this video and see what I’m talking about.

ADDENDUM: Think of the long shot. There isn’t that one thing, tool, trick that is gonna make your campaign work and whoever tells you otherwise is lying to you. Lack of patience is your and your company’s worst enemy when it comes to shaping attitudes.

How have you shaped someone or some community’s attitude? Let me know in the comments section

 

Solo una Salso aperta, tollerante ed europea può risollevarsi

Fermatevi. Qualsiasi cosa stiate facendo fermatevi e fate un passo indietro. Poi un altro e poi un altro ancora. D’ovunque voi siate partiti adesso avrete una visione più ampia, più larga rispetto al punto di partenza. Ora soffermatevi su un dettaglio alla vostra destra o sinistra, che esso sia un passante, o un negozio o un albero. Quel dettaglio non l’avreste mai notato dalla vostra posizione di partenza.

Perché questo invito? Perché Salso nella sua attuale passività sia economica che sociale che intellettuale ha solo un’opzione: fare un passo indietro e realizzare di essere parte di un sistema che va ben oltre le colline della lucciola, il castello di Tabiano o Ponte Ghiara. Salso è una cellula di un sistema nazionale e europeo e la sua rilevanza in questo sistema è totalmente dipendente dalla volontà della sua cittadinanza. Volontà che al momento è spenta e preferisce ripararsi nella confortevole capanna dei “fattori esterni” che essi siano gli immigrati, i rifugiati o, ancora più paradossalmente, l’Unione europea.

Questi fattori mi preoccupano molto perché è proprio quando una società si rifugia e si chiude in se stessa che inevitabilmente muore sia demograficamente che mentalmente, e a questo io mi oppongo. Io non accetto che la MIA Salso si lasci andare alla bieca sterilità del razzismo verso chi scappa dalle guerre e dal bigottismo dell’antieuropeismo come bandiera da sventolare invece di prenderci le proprie responsabilità. Mi oppongo alle non-soluzioni proposte da partiti e “movimenti” atti a rendere la cittadinanza ancora più passiva piuttosto che invitarla al dialogo e al rimboccarsi le maniche.

Senza rendercene conto, Salso ha da oltre 100 anni un’impronta globale ed europea: Pensate all’impronta del liberty in tutto il paese. Pensate a come nella nostra geografia di periferia, fuori dalle linee di comunicazione della via Emilia, siamo riusciti a portare lo splendore delle terme, antica tradizione romana, nelle nostre colline. Pensate al Berzieri e a come fu il fiorentino Galileo Chini a portare l’architettura siamese, con le sue guglie e leoni, in un connubio di art déco su ispirazione della secessione viennese e di Gustav Klimt proprio nell’edificio che ci rappresenta maggiormente. Pensate al film “900” con Robert De Niro e Gerard Depardieu proprio girato dentro a queste terme.

La nostra cittadinanza costruita e circondata da bellezza è ora soffocata dalla facile retorica politica del nazionalismo e dei “movimenti” basati sul nulla. I discorsi che purtroppo ascolto contro i rifugiati che accogliamo, rappresentano un grave campanello d’allarme al quale reagire uniti. Sta a noi riattivare la cittadinanza culturalmente e socialmente. Un futuro positivo può essere basato solo su dialogo e unioni, non sul razzismo e sulle divisioni fini a sé stesse.

Contemporaneamente dall’aspettarci l’integrazione da parte dei nostri nuovi cittadini, è soprattutto Salso che deve integrarsi nel mondo. Un mondo dove i confini politici non hanno più significato, un mondo con una società fluida, mobile e costantemente connessa sia digitalmente che umanamente. Creiamo una Salso europea. Ricreiamo quella società che ha attratto per oltre un secolo persone da ogni dove presso di noi. Riprendiamo l’attività culturale e rendiamo la nostra società attiva. Siamo curiosi delle origini e storie dei nostri nuovi concittadini e allarghiamo i nostri orizzonti.

L’economia in una società vibrante, tollerante e aperta non può fare altro che migliorare e prosperare. La Brexit e Trump ci insegnano appunto come le divisioni sociali causano soprattutto economico prima che sociale. Prendiamone esempio nel nostro piccolo. Vedendo l’irrefrenabile ritmo dei negozi che chiudono uno dopo l’altro, le luci spente in centro il sabato sera e i campetti da calcetto in disuso, abbiamo bisogno ora più che mai di un’infinita e nuova visione sull’Europa e sul mondo, invece che di piegarci a rendere le nostre colline le recinzioni del nostro spirito e dei nostri occhi. Una Salso europea e globale, cosmopolita e aperta. Un proposito serio e possibile per l’anno che verrà

Fake news in the digital era

It was great to talk to MEPs Marietje Schaake, Morten Løkkegaard and Petras Auštrevičius about their latest policy paper on “Fake News in Digital Media”.

Fake news, propaganda, social media, new technology companies: this paper wants to develop a holistic approach toward these different, but interlinked challenges, which have ramifications on the EU’s internal digital single market policies and its domestic and external policies.

Check the interview below and let me know your thoughts.

A Special Mention at the Joint Research Centre Annual Award for Excellence

2016 vs 2017 – One year after we built the team we got the EU Science Hub – Joint Research Centre Annual Award for Excellence. A special mention for the work done on social media in the “Excellence for Administration” category. I am absolutely thrilled to share this acknowledgement with Alex and Coralia, the people who really made it happen. It was a challenging year and certainly a great learning and development opportunity. Thank you guys for being so fantastic!

Now a new adventure lies ahead 🙂 Stay tuned…

 

La narrazione dell’UE e sull’UE a 60 anni dai Trattati di Roma

Lo scorso19 giugno, a Roma, la Rete per l’eccellenza dell’italiano istituzionale (REI), creata nel 2005 dal Dipartimento di lingua italiana della direzione generale Traduzione della Commissione europea, ha organizzato un convegno nel quadro delle celebrazioni del 60° anniversario della firma dei Trattati di Roma. L’evento dal titolo “La narrazione dell’UE e sull’UE a 60 anni dai Trattati di Roma: dall’utopia realizzata alla disillusione?” ha riunito linguisti, accademici, traduttori e interpreti delle istituzioni italiane ed europee, giornalisti ed esperti di comunicazione, per analizzare l’evoluzione del modo in cui l’UE si è raccontata e del modo in cui i mezzi di comunicazione hanno raccontato l’UE negli ultimi sei decenni. In questa occasion ho avuto il piacere di intervenire sulla potenza dei social media nella narrativa europea e condividere la mia esperienza presso il Direttorato Generale per la Comunicazione della Commissione Ue nonché l’esperienza di gestione della comunicazione del Padiglione europeo a Expo Milano 2015.

Al centro dell’analisi, , la comunicazione dell’UE ai giovani nell’era dei social network. Indispensabile, innanzitutto, la selezione dei pubblici destinatari: parlare a tutti equivale non parlare a nessuno, specie nell’ambito dei nuovi media.

Ad esempio, se il target sono i giovani, occorre identificarne un certo segmento, con relativi gusti, comportamenti, dimensione geografica. Né vale concentrarsi sulla quantità di “mi piace” registrati da un post, bensì sul numero delle interazioni con gli utenti. Le istituzioni dovrebbero prefiggersi di stare non “al passo” con i tempi, ma “avanti” ai tempi.

 

La narrazione dell UE e sull UE a 60 anni dai Trattati di Roma dall utopia realizzata alla disillusione

The value of social networks in the Eurobubble

Twitter and Facebook remain steadily within the “media diet” of influencers and stakeholders in the European Union. But how influential are they?
As properly summed up by Value Relations, last 6 July, the new edition of #EUmediapoll, a research carried out by ComRes e Burson Marsteller, was presented with the aim of identifying what EU Influencers care about when it comes to information input. The sample used consisted of 230 subjects divided into three categories: MEPs, EU staff and opinion leaders.
The most popular social media is Facebook followed by Twitter, Youtube, LinkedIn and Instagram. Not much changed from the 2016 report, however so small differences can be noticed in the daily use of social media

Twitter and Youtube, albeit little, increased their level of engagement compared to 2016 Facebook loses nearly 10%, despite its steady increase in active users (an impressive 2 billion today).

The most significant fact is the level of influence of individual social media. Apparently, there is no direct correlation with the percentage of usage. Indeed, data confirms the fame of Twitter, considered as the “place to be” for pro Eurobubblers. Despite being used less than Facebook, Twitter appears to be the most influential network with about 21% of survey respondents who consider it “very influent.”

Lesson from the Inka: simple comms is better comms

The Inka are responsible for a significant number of practices that are now well-spread all over the world, from culinary habits to sports and to communications.

The Inka never developed a writing system. Instead, officials used “khipu.” Devices made of coloured strings knotted in various ways. Khipu were used to record census data, the movements of people and goods throughout thr empire and religious and military information. The officials who managed the khipu were known as khipucamayuc.

Data gathering, sharing and storing was already an issue back then and they managed to master it with knots and ropes. A reminder that in comms management, simplicity remains key to sustainability and effectiveness.