Tra mulini a vento e l’isola che non c’è: i paradossi odierni della comunicazione europea

Recentemente sono stato invitato da Italia Viva Parma per esporre le mie opinioni sullo stato della narrativa dell’Unione europea in Italia e oltre. Un dialogo fruttuoso che ha rappresentato per me un’ottima occasione per parlare di comunicazione politica e per spiegare quelli che considero i paradossi della comunicazione politica europea, oggi. La lotta tra euroscettici e pro-europeisti si combatte in effetti su due fronti, che sono rappresentati a mio avviso da due paradossi comunicativi: il paradosso dei mulini a vento, e quello dell’isola che non c’è.

Per quanto riguarda il primo, esso è ascrivibile ai gruppi politici euroscettici. Di cosa si tratta, nello specifico? Per farla breve: questi partiti ai fini di alimentare il consenso hanno creato una sorta di Leviatano, ovvero l’immagine poderosa di un’Europa che legifera sulla testa degli stati membri e, anzi, a discapito di essi. Una parvenza di una Europa iperfederale che nella realtà dei fatti così iperfederale poi non è. Perché parlo, quindi, di paradosso? Perché l’Unione Europea, oggi, non è mai stata così intergovernamentale. Tutte le decisioni sono frutto di negoziazioni. Un esempio? Le selezioni dei top jobs sono frutto di negoziazioni bilaterali (o per cluster regionali). Un altro? La Commissione Europea stessa ha solo iniziativa legislativa. È il Consiglio dell’Unione Europea ad avere potere decisionale. Un’illusione, dunque, non priva di conseguenze. Un racconto che ricorda il Don Chisciotte della Mancia di Cervantes, in cui il cavaliere errante si ritrova a confondere i mulini a vento con dei giganti dalle braccia rotanti in procinto di far del male alla sua amata Dulcinea. Ed è proprio in suo nome, che Don Chisciotte sfiderà a duello i mulini a vento. Pagherà lo scotto di questa illusione, con la morte. Un’immagine estremamente calzante se si pensa che in nome del consenso i partiti euroscettici abbian alla fine dei conti perso numerose battaglie a Bruxelles. Al di là degli slogan roboanti, la diplomazia europea non apprezza le parole senza i fatti. Per contare in Europa gli slogan non contano più. Cosa ci vuole, invece? Presenza e competenza.

Il secondo paradosso che ho avuto modo di presentare nel corso della lezione, è quello dell’isola che non c’è, ascrivibile piuttosto al fronte di coloro che definisco pro-europeisti a priori. In cosa consiste, questo paradosso? In sostanza, nell’immaginare una dimensione politica completamente slegata da quella che è invece la sua territorialità concreta. L’endorsement dei pro-europeisti a priori riposa sull’idea di un melting pot europeo che di reale ha ben poco. Poca considerazione della realtà locale e un disconoscimento pericoloso di quello che invece è il territorio. Questo è il paradosso dell’isola che non c’è, ovvero il paradosso di quei partiti che presuppongono un’Europa federalista che in realtà non esiste. Tristemente assenti sulle micropolitiche, politiche che non possono attuarsi che sintonizzandosi su quella che è la realtà locale, questi partiti rappresentano un decadimento del politico che rasenta quasi l’a-politismo. Si definiscono pro-Europa perché hanno la necessità di collocarsi sullo spettro politico, oggi contraddistinto più che mai da questa polarizzazione insanabile tra euroscettici e pro-europeisti. E difendono un ideale europeo senza alcun approccio critico ai valori di cui si fanno promotori. Tra l’attitudine dei primi, e quella dei secondi, esiste tuttavia una terza via. Quella del centro.

Ho parlato di euroscettici e di pro-europeisti a priori, sì, ma anche di tante altre tematiche. Il contrasto apparentemente insanabile tra coloro che abitano i grandi centri urbani e coloro che vivono invece nelle periferie. Il ruolo dei social media e l’elevato livello di coordinazione a livello comunicativo da parte dei partiti nazionalisti. La responsabilità che hanno i media nel raccontare l’Unione Europea, che oscilla oggi tra ipersemplificazione e astrazione, ma anche l’applicabilità o meno in Italia di strategie di comunicazione politica ben riuscite che provengono però da fuori.

Per ascoltare il mio intervento, il link al webinar qui di seguito.

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